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giovedì 15 settembre 2011

Il senso del quotidiano: Søren Kierkegaard e Chiara Luce Badano

“La sua vita è spumeggiante come il vino, col quale si eccita, la sua vita è movimentata come le melodie che accompagnano il suo pasto allegro, in ogni attimo è sempre trionfante. Non ha bisogno di preparativi, di progetti,di tempo, perché egli è sempre pronto,la forza è sempre in lui ed anche il desiderio, e solo quando desidera è veramente nel suo elemento. Egli siede a tavola, felice come un Dio, leva il suo bicchiere, si alza col tovagliolo in mano, pronto per l’attacco.” Così Søren Kierkegaard, filosofo e teologo danese della prima metà dell’ ottocento, descrive in una delle tante opere la vita del don Giovanni, l’emblema del seduttore e l’incarnazione di colui che vive esteticamente la sua vita, al fine di trarne il massimo godimento, di spremerne tutto ciò che può, assaporando in modo estetico e perfetto ogni singolo istante….una specie di anticipatore del più famoso Dorian Grey insomma!!

Il nostro superficiale moralismo potrebbe portarci subito a biasimare una vita tale, ma forse, considerando più attentamente le cose, accorgendosi che ciò a cui don Giovanni aspira non è affatto un volgare godimento sessuale o di bassi piaceri, forse non ci sembrerebbe poi tanto male questa vita…neanche un pensiero, non un impegno preso definitivamente…una vita spesa per cercare di fare di essa un’ opera d’arte, creata dalla inesauribile ricerca dell’interessante e dal continuo rinnovamento di un desiderio inesauribile che si rivolge ora a una cosa ora all’altra, a questa o a quella donna… “Egli desidera e continua sempre a desiderare, e continua a godere il soddisfacimento del desiderio, senza esserne mai sazio.”

Ma…“questa sua forza in fondo non era che una malattia. Non appena la realtà aveva perduta ogni forza d’ incitamento, egli si trovava disarmato: donde il suo male.” “Egli si serviva degli individui soltanto come incitamento per gettarli poi via da sé …. Come ha indotto altri a smarrirsi così, io credo, egli stesso finirà con lo smarrirsi.”…lo stesso servitore del nostro seduttore, Leporello, ne è convinto, questa vita, la vita “estetica” non porta alla felicità!

Volgendosi indietro alla sua storia don Giovanni non vedrà che frammenti di vita, “attimi fuggenti” che non dovevano essere buttati via ma che in realtà l’ hanno portato a sprecare l’esistenza!! La disperazione sarà la condizione in cui si troverà, essa è la noia, la “malattia mortale”!...la sensazione di non aver combinato niente nella vita, la perdita di senso….discorso spesso non poi così lontano dalle nostre esperienze, no?? E questa disperazione è inevitabile perché l’uomo ha dentro di sé qualche cosa d’altro che non potrà mai essere soddisfatto da un’esistenza esclusivamente sensibile. Questo qualche cosa d’altro trascende il soggetto e consiste nell’eternità.

L’alternativa, però,  c’è, perché proprio quando hai toccato il fondo il positivo è che non puoi andare più in giù ed è il momento di risalire! Kierkegaard propone infatti altri due tipi di esistenza oltre a quella “estetica”, ossia quella “etica”, rappresentata nei suoi scritti dalla figura dell’assessore Guglielmo, uomo sposato, che a differenza di don Giovanni ha compiuto scelte decisive nella sua vita, scelte che danno un’unità alla sua storia di marito, di padre, di lavoratore, e la vita “religiosa”. La vita religiosa a mio parere non va intesa semplicemente come vita consacrata e quindi inconciliabile alla vita etica, sebbene Kierkegaard parli di un salto, un abisso,un’ inconciliabilità tra i tre tipi di esistenza da lui delineati.

Infatti la vita religiosa viene impersonificata dal personaggio di Abramo, il quale è chiamato a sacrificare il suo unico figlio, avuto in vecchiaia grazie a una promessa che Dio stesso gli aveva fatto…cosa c’è qui di morale, di etico?? Il cristianesimo non è una morale…anche qui argomento molto attuale…non è una serie di precetti morali! Il cristianesimo è essenzialmente un rapporto personale tra un Dio che si è incarnato in un uomo diventando storia e ognuno di noi….non con tutti indistintamente, con OGNUNO di noi personalmente!! E’ questo che rende questa fede un paradosso e uno scandalo come dice Kierkegaard…”Il cristianesimo insegna che questo singolo uomo, e quindi ogni singolo uomo, qualunque sia la sua condizione:uomo, donna, ragazza di servizio, ministro, commerciante, studente ecc.; che questo singolo uomo esiste davanti a Dio! Questo singolo uomo che forse sarebbe orgoglioso di aver parlato una volta in vita sua col re, quest’uomo che si vanta tanto di vivere in rapporti cordiale con questo e quell’altro, ecco che quest’uomo esiste davanti a Dio, può parlare a Dio in qualunque momento, sicuro di essere ascoltato: insomma quest’uomo è invitato a vivere nei rapporti più familiari con Dio! Inoltre, per amore di quest’uomo, anche di quest’uomo, Dio viene al mondo, nasce, soffre, muore; e questo Dio sofferente prega e quasi supplica l’uomo di accettare l’aiuto che gli viene offerto! In verità se c’è qualcosa da far perdere il cervello è certamente questo! “Chiunque non abbia abbastanza coraggio da essere umile e osare credervi, si scandalizzerà.”

È questo che permette all’esteta di rialzarsi e di cominciare da quel momento a dare unità a se stesso e al tempo che vive, alla sua vita, solo con questo nuovo punto fisso la sua vita comincerà a scorrere non vuota come prima ma ricca e sensata! Anche l’assessore Guglielmo però, sebbene abbia fatto scelte responsabili e da “buon cittadino”, guardando indietro alla sua vita si accorgerà di tutti gli sbagli che ha fatto, di tutte le volte che avrebbe voluto realizzare grandi progetti ed essere perfetto ma non ci è riuscito, si rende conto della sua inadeguatezza, dei suoi limiti, del suo egoismo, e ciò produce dolore e pentimento. Il pentimento, dice Kierkegaard è la forma più elevata dell’amore e il pentimento può permettere di incontrare Dio, di entrare in relazione con lui! Per questo, dicevo, la vita religiosa non è opposta al matrimonio, anzi! È solo questo che lo vivifica e lo rende davvero “divino, poiché l’amore è il miracolo!”

Leggendo alcune informazioni biografiche su Kierkegaard mi è sempre parso un uomo malinconico, triste… Una domanda che mi pongo è dunque: “Perché l’autore di tutte queste belle e PROMETTENTI parole su Gesù, sul rapporto straordinario che l’uomo può avere con Dio, un rapporto che vivifica tutto, anche la altrimenti noiosa quotidianità della nostra vita, in realtà sia ricordato come una persona triste e malinconica? Certo, probabilmente influirono la sua infanzia e giovinezza non facilissime, con la morte dei suoi fratelli e l’educazione pietista ricevuta, incentrata sul pessimismo e sul senso di colpa del peccato… ma secondo me in fondo in fondo Kierkegaard un po’ esteta lo era!...Non prese mai una seria decisione nella sua vita…prima la mancata professione religiosa come pastore protestante, poi l’ improvvisa rottura del fidanzamento con Regina Olsen (che tra l’altro rimpiangerà tutta la vita!). Mi ha sempre colpita una cosa su Kierkegaard … in tutte le opere in cui parla di questi tipi diversi di esistenza lui non si firma mai con il suo nome ma usa sempre degli pseudonimi…Climacus, Anti-climacus, Victor Eremita sono tutte maschere che utilizza per narrare scelte esistenziali che di fatto lui non volle o non ebbe il coraggio di compiere, che lui quindi non ha sperimentato…ecco cosa gli mancava a mio parere! La filosofia non è “inerte suppellettile”, come disse qualcuno, ma testimonianza viva del proprio vissuto…e questo Kierkegaard lo sapeva bene!!
 

Mi è capitato di recente di leggere un libro, che per altro consiglio caldamente, su Chiara Luce Badano (“Io ho tutto”), giovane ragazza ligure morta poco più che maggiorenne non moltissimi anni fa… Una ragazza davvero semplice, educata fin da bambina alla fede cristiana grazie all’amore dei suoi genitori e maturata poi a sua volta nell’amore per Gesù, anche grazie al movimento dei Focolari. Visse “poco”, secondo i nostri standard secondo cui la vita non finisce mai, ma soltanto leggendo le poche pagine di questo libro emerge tutta la luminosità e la gioia che l’hanno accompagnata nella vita e poi anche durante la dolorosa malattia che la portò alla morte.

La sua capacità di amare, di affidarsi a Gesù e alla sua volontà, il lasciarsi amare da Lui e l’affidargli tutto, anche quando ormai apparentemente non aveva più niente, fanno della sua vita un vero capolavoro, un modello di santità per tanti giovani! A differenza di Kierkegaard non scrisse mai grandi riflessioni su Dio e la fede, eppure da tutti gli articoli che parlano di lei, emerge la serenità che l’accompagnò sempre. Riporto solo una frase che mi è rimasta impressa…alla domanda della madre se lei parlasse mai di Dio con i suoi amici risponde…”No, non parlo mai di Dio…non conta tanto parlare di Dio. Io lo devo DARE!” Ecco la differenza! È l’esperienza, la vita vissuta, la capacità di fare delle scelte, di decidersi nel concreto per Gesù e non soltanto a parole.

Autrice: Elena Tessaro