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sabato 16 aprile 2011

Il caso Galileo: si alla scienza, no allo scientismo

Che stufa, nel 2011 siamo ancora qui a parlare del caso Galilei, di Giordano Bruno, delle crociate ecc. ecc. ecc. Tutti temi che vengono ancora erroneamente usati come capi d'accusa all'operato della Chiesa. Mentre in realtà c'è molto fumo e poco arrosto (e spesso solo le ossa).
Il caso Galilei è tornato alla ribalta a causa della mancata visita del Papa all'Università "La Sapienza", a causa di un manipolo di soli 67 professori contrari, evidentemente, alla libertà d'espressione.
Il tutto perché l'allora cardinale Ratzinger ha citato in un suo discorso una frase di un filosofo della scienza: Paul Feyerabend (anarchico e ateo), morto nel '94. Egli così scrive: "La Chiesa dell’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione". Una frase da cui il Papa ne ha preso le distanze, perché fin troppo integralista.

Credenza di partenza
  • Galileo è stato condannato perché si è rifiutato di sostenere la teoria geocentrica, sostenendo quella eliocentrica e la Chiesa, acerrima nemica della scienza lo ha costretto all'abiura e la ha condannato, torturato e forse bruciato sul rogo.
    • In realtà Galileo sosteneva un nuovo modo di fare scienza, una sorta di scientismo. Una seconda religione in cui si sostiene che con la scienza si può spiegare tutto. La sua teoria eliocentrica non era supportata da nessuna prova, ma lui pretendeva di imporla non come ipotesi, ma come verità.
Sono preoccupanti gli effetti di questo oscurantismo laicista, come scrive lo storico Titus Gurtakt in "Scienze moderne e saggezza tradizionale": "La Chiesa, esigendo da Galileo di presentare le proprie tesi sul moto della Terra e del Sole non come verità assoluta ma come ipotesi aveva le sue buone ragioni. L'esaltazione letteraria di Galileo ha fatto nascere in svariati dignitari ecclesiastici una sorta di coscienza di colpa, che li rende stranamente impotenti di fronte alle teorie scientifiche moderne, quand'anche queste siano in palese contraddizione con le verità delle fede e della ragione".




Un po' di cronologia degli eventi

1609-1610: Galileo fa una serie di scoperte che lo rendono famoso come scienziato. Ad esempio perfeziona il telescopio e per primo decide di puntarlo verso il cielo, potendo fare delle osservazioni molto più precise rispetto a quelle condotte fino ad allora. Scopre diverse cose: che la Luna presenta della irregolarità (contrariamente alla concezione aristotelica che voleva gli astri perfetti), che Venere ha delle fasi come la Luna, che Giove ha quattro pianeti che gli girano intorno e che esistono molte più stelle di quante se ne possano vedere a occhio nudo. Già con queste scoperte iniziava a mettere in crisi la concezione aristotelica del cosmo, a favore dell'eliocentrismo copernicano.


  • Perché la teoria geocentrica andava per la maggiore? Perché non contrastava con la concezione di Aristotele, che era la più diffusa, non contrastava la lettera della Bibbia che, prendendola alla lettera, si esprimeva "ammiccando" per così dire alla visione aristotelica e soprattutto non contrastava con la concezione popolare: a quel tempo guardando il cielo sembravano muoversi gli altri pianeti e le stelle, e non la Terra.
  • Contesto dei fatti: era appena finito il Concilio di Trento. In cui si era ribadito, fra le altre cose, che l'interpretazione della scrittura doveva essere suffragata dall'autorità della Chiesa (in particolare del Papa) e non affidata al singolo come nel protestantesimo. Questo comportava una maggiore vigilanza su chi e come dava una sua interpretazione della Sacra Scrittura.
1616: primo processo a Galilei. Anche se in realtà si è trattato di un esame di alcuni testi che sostenevano la teoria copernicana e, condannando o chiedendo la revisione di questi testi, veniva indirettamente richiamato anche Galileo a non sostenere pubblicamente e come certezza questa tesi. Già in questo provvedimento disciplinare verso questa teoria e verso alcune opere che la sostenevano (ne vennero iscritti all'indice dei libri proibiti tre), non c'era uniformità nel giudizio. Intanto la sentenza non diceva che la teoria copernicana era eretica, ma che era falsa e si opponeva alla Scrittura. Questo è importante perché indica che all'interno di coloro che la sentenziarono, non c'era uniformità di giudizio. C'era chi era più aperto e chi più restio ad accogliere questo tipo di impostazione. Questo viene dimostrato anche da una lettera di Benedetto Castelli a Galileo che, quando nel 1632 stava subendo il processo, il Castelli è a parlare con il commissario del Sant'Uffizio (padre Vincenzo Maculano), secondo il quale la posizione di Galilei era pienamente ortodossa. Non avrebbe potuto dirlo se la provvedimento fosse stato di eresia.

Galileo (& friends), nel frattempo, si trasferisce a Roma dove tenta di far revocare questa sentenza influendo su alcune importanti autorità ecclesiastiche: da notare che se la sentenza fosse definitiva Galileo non ci avrebbe potuto neanche tentare a farlo ritirare. Il Papa Paolo V, incarica il cardinale Bellarmino di incontrare Galileo e, ancora una volta, di chiedergli di non insegnare per certa questa teoria copernicana. Galileo non accetta fino in fondo.

1623: diventa Papa con il nome di Urbano VIII un amico ed estimatore di Galileo: il cardinale Maffeo Barberini. In precedenza aveva composto un'opera poetico in cui esaltava le scoperte di Galilei.

1624: Galileo va a Roma e il Papa lo riceve con grande cordialità. Lo ascolta con piacere, ma lo mette ancora una volta in guardia sul fatto che non è opportuno che insegni e diffonda il copernicanesimo come una teoria assodata e sicura (come aveva continuato a fare l'incurante Galileo). Allora gli amici di Galileo gli consigliano di scrivere un'opera in cui discuta dei due sistemi: il copernicano e il tolemaico. Galileo si convince di scrivere quest'opera anche perché è convinto di aver trovato la prova che dimostra la verità della sua tesi: il movimento delle maree (secondo lui prova visiva del movimento della Terra). Nasce così "Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo".

1630: Galileo completa l'opera, ma ha bisogno dell'imprimatur (i libri per uscire dovevano avere il permesso da parte della Chiesa). Il permesso gli viene accordato ma gli viene chiesto di modificare qualche punto. Soprattutto quando deve pubblicare quest'opera gli viene chiesta una premessa all'opera in cui metta delle indicazioni del Papa Urbano VIII che gli chiede di presentare la teoria copernicana come ipotesi. Lui sostanzialmente accetta (o meglio, dice di accettare) questo richiamo ma lo mette nell'appendice e lo fa anche in maniera canzonatoria, nel senso che deride questa prudenza. Inoltre questo "Dialogo sopra i massimi sistemi", lo struttura come un dialogo fra due persone. Una delle delle quali è Simplicio, già dal nome non ispira molta intelligenza, che espone le idee del Papa Urbano VIII. Quest'ultimo, vedendosi recapitare l'opera, fa due considerazioni:


  1. Galileo mette in bocca le sue idee a uno sciocco
  2. Non ha sostanzialmente fatto le correzioni chieste e non ha fatto la premessa come promesso (scusate il gioco di parole!)
1632: Urbano VIII sentendosi tradito anche nell'amicizia e vedendo che Galileo non rispetta gli accordi, avvia di nuovo un procedimento di verifica di quello che Galileo aveva scritto. Notare: ancora una volta non è un processo, ma solo di ulteriore verifica di quello che ha scritto (e solo perché se l'è cercata). Galileo costruisce la sua difesa in maniera un po' strana: cerca di far credere ai giudici che lui nell'opera non sostiene la teoria copernicana e che anzi dimostra il contrario. Al che i giudici, che non sono così ingenui, leggono quello che ha scritto e verificano che sta mentendo e che in realtà sta sostenendo la teoria copernicana. Inoltre porta come prova del movimento della Terra, una prova sbagliata (il movimento delle maree).

1633: La Congregazione decide che Galileo deve ritrattare queste teoria che ha proposto. Così il 22 giugno 1933 Galileo si ritrova a fare questa ritrattazione. Viene condannato al carcere, subito commutato con la possibilità di trasferirsi a Siena presso il Vescovo della città suo amico. Poi torna nella sua villa nei pressi di Firenze agli arresti domiciliari.

Questi i fatti super sintetizzati. Da cui non traspare assolutamente la tanto additata volontà della Chiesa di fermare il progresso o robe simili, anzi! In questa vicenda per fortuna che c'è la Chiesa che fa riflettere Galileo su quello che fa, altrimenti quello sarebbe partito per la tangente e chi lo fermava più! Fra l'altro non tutto quello che sosteneva si sarebbe rivelato giusto. Fra l'altro, se non fosse stato per la sua cocciutaggine e l'indisponibilità ad accettare critiche o suggerimenti non avrebbe avuto nessun problema, perché la maggior parte delle congregazioni scientifiche della Chiesa (come i Gesuiti) gli erano già favorevoli e successivamente anche i Domenicani. Adesso si può capire perché Feyerabend scrisse quello che ha scritto su Galileo.

Ora, per nutrire efficacemente questi dati cronologici, invito a leggere questo otto "verità di contesto":

1- La Chiesa, anche all'epoca, non aveva alcuna paura della teoria eliocentrica. Basti pensare a Tommaso d'Acquino che nel 1200 aveva detto che la concezione Tolemaica (Terra al centro) non era completamente confermata e quindi non era da considerarsi definitiva. Detto questo mi pare importante andare a vedere da chi nasce questa teoria: Niccolò Copernico è un astronomo e sacerdote cattolico. Molti contemporanei di Copernico, come Leone X e Clemente VII, hanno sostenuto queste teorie. Addirittura nella prefazione al libro di Copernico, un protestante dice che è solo un'ipotesi perché ha paura circa l'interpretazione della Bibbia. Infatti le critiche da parte protestante su Galilei furono molto più nette e dure rispetto a quelle cattoliche. Lo stesso Galileo dopo aver insegnato a Padova viene fatto membro dell'Accademia Pontificia dai Gesuiti, gli astronomi più in vista del tempo, i quali gli danno quasi una laurea honoris causa. Ecco che allora crolla il palco di chi sostiene che la Chiesa sia contro la scienza. Lo stesso Galileo, in una lettera a Cristina di Lorena (mamma di Cosimo de Medici) dice che "il trattato di Copernico è stato ricevuto dalla Santa Chiesa, letto e studiato per tutto il mondo; senza che mai si sia presa ombra di scrupolo nella sua dottrina." La prima vera avversione a Galileo è di campo protestante, scrive infatti Martin Lutero (riferendosi al sistema copernicano): "Cadde un giorno il discorso sopra un astrologo moderno il quale voleva dimostrare che la Terra si muove e non già il cielo o il firmamento col Sole e con la Luna, (…) Ma le cose adesso vanno così: chi vuole apparire savio e dotto non deve approvare quello che fanno gli altri, ma deve fare alcunché di singolare, e tale che a suo credere nessun altro sia capace di fare. Il pazzo vuole rovesciare tutta l'arte astronomica". Lo stesso Keplero, che sostiene la teoria copernicana, dovrà scappare dalla protestante germania e rifugiarsi a Praga. La cosa interessante è che a Keplero viene offerto di insegnare nell'università di Bologna, nello Stato Pontificio. Ennesimo chiaro segno che non esiste un'avversione preconcetta della Chiesa.
Inoltre è interessante notare come dal mondo scientifico non tutte le voci (anche atee) erano a favore di Galileo. Dimostrazione che l'immagine di Galileo luminare della scienza vs Chiesa oscurantista è da rigettare completamente.

2- Galilei ebbe problemi per motivi legati alla filosofia della scienza. Nel senso che lui presentava le sue tesi non come teorie ma come dati certi e comprovati. Classico esempio di atteggiamento scientista, e non scientifico. Se hai un'intuizione, non puoi pretendere che tutti siano d'accordo con te, inoltre hai l'onere di dimostrarla e portare prove a tuo favore. Se non fai questo trasformi la scienza da disciplina a religione.

3- Cosa doveva fare Galilei per non avere problemi? Doveva (semplicemente dico io) presentare le sue teorie come semplici ipotesi. Faccio questa premesse per tornare un attimo al già citato cardinale Bellarmino, che ha un ruolo importante nella vicenda. Il cardinale Bellarmino riassunse molto bene i termini della questione, diceva infatti: "Se Galileo presenta le sua tesi come un'ipotesi non c'è nessun problema, poiché non ha senso cambiare l'interpretazione della Bibbia a causa di una teoria scientifica non dimostrata. Qualora venissero delle prove inconfutabili, saremmo disposti a cambiare l'interpretazione della Scrittura." Ricordiamo che la Scrittura era la cosa più preziosa che ci fosse, poiché è la custodia della Rivelazione, quindi si procedeva con molta cautela.
Leggiamo come scriveva san Bellarmino nel 1615 al padre carmelitano Foscarini: "Dico che il venerabile padre signor Galileo facciano prudentemente accontentarsi di parlare ex supposizione, e non assolutamente. Come io ho sempre creduto abbia parlato il Copernico. Dico che quando ci fosse vera dimostrazione che il Sole stia nel centro del mondo e la Terra nel terzo cielo e che il Sole non circonda la Terra ma la Terra circonda il Sole, allora bisognaria andar con molta considerazione nell'esplicare le Scritture che paiono contrarie. Ed è meglio dire che non le intendiamo piuttosto che dire che sia falso quello che si dimostra". Per l'ennesima volta non vedo dove sia la chiusura preconcetta. E di più, Bellarmino scriveva queste cose già nel 1571 (cinquant'anni prima): "Non spetta ai teologi investigare diligentemente queste cose, possiamo scegliere la spiegazione che ci sembra più conforme alle Sacre Scritture. Ma se in futuro sarà provato con evidenza che le stelle si muovono con moto del cielo e non per loro conto allora dovrà vedersi come debbano intendersi le Scritture, affinché non contrastino con una verità acquisita. È certo infatti che il vero senso della Scrittura non può contrastare con nessun'altra verità, sia filosofica come astronomica."
Sfatiamo inoltre l'idea che Galileo interpretasse la Scrittura in senso metaforico e la Chiesa in senso letterale. Infatti lui si proponeva, con la sua teoria, di spiegare meglio l'invito di Giosué al Sole (di fermarsi finché non fosse terminata la battaglia). Quindi lui allo stesso modo pretendeva di interpretare la Scrittura con la sua teoria. Galileo, da perfetto ipocrita, citava pure la frase del cardinal Baronio: "lo Spirito Santo ci dice come si vada in cielo, e non come vada il cielo".

4- Galilei non portava vere prove, mentre il sistema scientifico da lui costruito si basava proprio su questo. Galileo, pur restando un ottimo scienziato non era infallibile come qualcuno lo vuol credere. Ad esempio 1620 ha una disputa col gesuita Orazio Grassi. Quest'ultimo diceva che le comete erano corpi celesti che si muovevano come i pianeti in orbite regolari al di là della Luna (giusto). Galileo invece diceva che erano effetti ottici prodotti dalla luce del Sole quando colpisce le esalazioni atmosferiche quando oltrepassano la Luna (sbagliato). Quindi non è che il suo curriculum fosse di scienziato infallibile.
A sostegno della sua tesi sull'eliocentrismo porta le maree, sostenendo che fossero la prova evidente del movimento della Terra. Oggi sappiamo che Galileo aveva torto e che le maree sono provocate dall'attrazione lunare. A questo punto, se qualcuno ancora pensa che quelli che lo contestavano lo facevano in nome dell'oscurantismo clericale e non perché semplicemente la pensavano diversamente non merita di continuare a leggere questo articolo. Perché chi nega la libertà umana in maniera così brutale va solo ad aumentare le file degli oscurantisti laicisti. (Forte? Si, ma almeno ho risvegliato l'attenzione, che mentre si legge può tendere a calare).
Per avere una vera prova della rotazione della Terra bisognerà aspettare il 1851, con il famoso esperimento del pendolo di Focault. A questo punto si può intuire perché Feyerabend abbia detto che "la Chiesa si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo", infatti quest'ultimo pretendeva che fosse accettata una teoria senza prove. Mentre la Chiesa, decisamente più saggia, pretendeva le prove. Come vuole il corretto atteggiamento scientifico.

5- Galilei non subi nessuna condanna eclatante. Mentre nell'immaginario si pensa che Galileo fu torturato, umiliato e secondo un sondaggio sugli studenti si pensa che fu persino arso vivo. Vediamo allora che cosa accadde in realtà a Galilei dopo la sua condanna: il 16 giugno 1633 il Sant'Uffizio lo condanna, il 22 giugno abiura ed è condannato a recitare una volta a settimana i sette salmi penitenziali e al carcere. Quest'ultimo in realtà fu subito commutato in domicilio coatto (arresti domiciliari detta in parole povere). Anche qui c'è qualcosa da aggiungere, perché Galilei viene costretto a stare nel giardino di Trinità dei monti, un alloggio con cinque camere con vista sui giardini vaticani e con cameriere personale. In seguito gli viene consentito di spostarsi nella splendida villa dei Medici al Pincio e in seguito a Siena presso l'amico e arcivescovo Ascanio Piccolomini e in seguito a Firenze nella sua casa di costa San Giorgio e in seguito (e in fine) nella villa di Arcetri, presso il monastero delle clarisse di San Matteo dov'erano suore le sue due figlie. Lo stesso Galilei fu consapevole della mitezza della sua pena e ringraziò i giudici ben sapendo di averli indisposti. Tanto per dire che sto Galileo non aveva un caratterino tanto facile (ricordiamo la reazione verso il consiglio ricevuto dall'amico quand'era divenuto Papa). Lui stesso scriverà di non essersi mai sentito perseguitato dalla Chiesa, oltre la mitezza della sua pena. Inoltre, nonostante la condanna, può continuare a pubblicare e a curare l'amicizia di vescovi e scienziati (Hobbs, Torricelli, John Vilton..). Prova ne è che dopo la condanna pubblica la sua opera più importante: "Discorsi e dimostrazioni sopra due nuove scienze".
Morì ad Arcetri l'8 gennaio 1642, assistito dai suoi discepoli come Torricelli e Viviani. Morì con i conforti religiosi e infine con l'indulgenza plenaria e la benedizione del Papa.

6- Ogni analisi storica, per essere corretta, deve considerare il contesto. Quindi il processo Galilei deve essere inserito nel clima dell'epoca. Qual'era il clima del diciassettesimo secolo?

  • C'era un riferimento ad Aristotele praticamente totale, e questo rendeva difficile mettere in discussione la concezione aristotelica del cosmo. Questo perché l'impianto Aristotelico reggeva l'impianto di molte discipline dell'epoca.
  • A livello storico, di importante, non si può non considerare l'avvento della riforma protestante. I protestanti, fra le altre cose, accusavano i cattolici di non avere venerazione per la Bibbia (voi la non la rispettate, voi la leggete abbastanza, voi non la considerate importante ecc.); questo aveva provocato in alcuni ambienti cattolici un'attenzione particolare alla custodia, anche letterale, della Bibbia.
  • Ancora a livello storico come non citare la guerra dei trent'anni, in questo scontro fra cattolici e protestanti i governanti dei Paesi cattolici accusavano il Papa di non difendere abbastanza la fede cattolica e quindi il Papa Urbano VIII doveva mostrarsi forte e saldo. E trovarsi ad accettare le tesi di uno che ti mette le tue in bocca a uno stupido (Simplicio) non era decisamente il contesto migliore...
Quindi bisogna andare con cautela nel giudicare gli eventuali errori commessi dai contemporanei di Galilei.

7- L'uso strumentale del caso Galilei. Molto, troppo spesso si sente dire e si legge che Galileo dopo la condanna avrebbe detto la frase "Eppur si muove". Cosa che non risulta da nessuna parte. Anche perché risulterebbe abbastanza stupida e illogica. In realtà questa frase è stata inventata da un giornalista italiano, Giuseppe Baretti, nel 1757 a Londra. E questa frase è stata inventata come volutamente ad effetto, come si sa fanno i giornalisti.

A questo punto qualcuno potrebbe chiedersi, ma cosa ce ne frega il caso Galilei? In realtà vi interessa se siete arrivati fino a qui con la lettura. La domanda però non è tanto superficiale come potrebbe sembrare: a quel tempo infatti non è che avesse fatto tutto sto clamore che ha oggi e né Galileo né chi lo ha condannato poteva immaginare che divenisse un caso emblematico di scontro tra fede e scienza. Ci interessa perché Giovanni Paolo II ha nominato una commissione d'inchiesta per indagare sul fatto, inoltre perché viene continuamente riproposto come esempio di incompatibilità (o addirittura contrasto) tra fede e scienza. Spesso in cattiva fede, ma a volte anche in buona fede.

8- La domanda che scatta subito come conseguenza di tutto questo discorso è: davvero la Chiesa è stata contro il progresso scientifico? È doveroso fare una premessa: perché la scienza, come la conosciamo noi, nasce in Italia, in terra cattolica, e non da altre parti? Come in Cina o all'interno dell'Islam? E si che entrambi erano fiorenti dal punto di vista economico e tecnologico, in Cina poi erano i più avanzati di tutti in alcuni campi. Questa domanda meriterebbe una lunga risposta, che per ragioni di lunghezza (c'è già molta carne al fuoco) non darò. Il sociologo delle religioni Rodney Stark dice che la scienza nasce per una serie di concause, una delle più importanti è la base culturale della società. Spiego meglio: quello che ha spinto Galileo ad elaborare il metodo scientifico è la convinzione che c'è un creatore che ha impresso delle leggi nel creato e ha impresso queste leggi secondo ragione. Questa visione non se l'era inventata lui, ma l'ha pescata dalla sua fede cristiana. Come dice il vangelo di Giovanni: "in principio è il Verbo": non caos ma c'è una ragione ordinatrice di Dio. Benedetto XVI dirà: "Galileo vedeva la natura come un libro, in cui l'autore è Dio come lo è delle Scritture". Tornado quindi agli esempi di poco fa: in Cina, pur essendoci un'avanzata tecnologia, non vediamo nascere la "scienza" e non la vediamo nascere neanche all'interno dell'Islam; la teologia islamica inizia a dire che l'operato di Dio è imprevedibile e quindi vengono condannati tutti i tentativi di formulare leggi perché Dio deve poter fare quello che vuole e non deve essere limitato dalle leggi.
Quindi, per concludere, dalla base culturale alle Università la Chiesa ha senza dubbio favorito lo sviluppo della scienza. Anche perché andando a vedere i grandi scienziati dell'epoca in cui è "nata" la scienza si vede come siano quasi tutti Cristiani. Il sociologo Stark ha stilato una classifica di 52 scienziati attivi fra il 1543 e il 1680, le cui biografie compaiono in diverse enciclopedie della scienza. Andando a vedere chi sono scopriamo che: 25 sono cattolici, 25 sono protestanti e solo 2 sono liberi pensatori.


Per vedere un po' il rovescio della medaglia, sarebbe curioso vedere qualche episodio di intolleranza di chi accusa la Chiesa di intolleranza scientifica:
  • Pasteur: conosciuto perché scopritore della pastorizzazione, i risultati delle sue ricerche sono stati accolti per ultimi dai suoi colleghi di Università, perché si rendevano conto che se gli davano ragione dovevano rivedere l'insegnamento di tutta la loro carriera universitaria.
  • Lavuosie: unico scienziato condannato a morte; nel 1794, durante la rivoluzione francese, viene ghigliottinato dai rivoluzionari.
Quindi ecco smontato il disegno per cui sarebbe il Cristianesimo, la Chiesa a frenare il progresso scientifico.

Per finire un breve excursus riguardante Giovanni Paolo II
Giovani Paolo II ha chiesto una commissione che indagasse sul caso Galilei, fatto che indica come questo caso non sia così marginale come potrebbe sembrare: se un Papa si prende la briga di formare una commissione! Sul suo gesto profetico di chiedere scusa per alcuni uomini di Chiesa sono d'accordissimo, ma attenzione a renderle onnicomprensive: si chiede scusa per ciò che si ha fatto, non per quello che non si ha fatto.
Alla fine dei lavori di questa commissione Giovanni Paolo II dice: "l'errore dei teologi del tempo di Galilei, nel sostenere la centralità della Terra, fu quello di pensare che la nostra conoscenza della struttura del mondo fisico fosse in certo qual modo imposto dal senso letterale della Scrittura. Ma è doveroso citare la famosa sentenza attribuita a Baronio: "lo Spirito Santo ci dice come si vada in cielo, e non come vada il cielo". In realtà la Scrittura non si occupa dei dettagli del mondo fisico, la cui conoscenza è affidata all'esperienza e ai ragionamenti umani. Esistono due campi del sapere: quello che ha la sua fonte nella rivelazione e quello che la ragione puà scoprire con le sole sue forze (a quest'ultimo appartengono le scienze sperimentali e la filosofia). La distinzione fra i due campi del sapere non deve essere intesa come opposizione, i due settori non sono del tutto estranei l'uno all'altro ma hanno punti di incontro. Le metodologie proprie di ciascuno permettono di mettere in evidenza aspetti diversi della realtà.

Ecco, come credo si capisca, il caso Galileo è un caso complesso e sicuramente ci sono stati errori da tutte e due la parti. Però quello che traspare chiaramente è la completa assenza di una volontà intollerante. E non c'è nessun fondamento nel sempre citato contrasto tra fede e scienza.

Alcune domande che potrebbero venire in mente:
  • Possiamo dire che Galilei ha cambiato il modo di pensare? Si, è stato il primo ad usare il metodo scientifico. Un po' il padre della scienza moderna. Anche se è doveroso precisare che non l'ha inventato da zero, il metodo scientifico è cresciuto all'interno della concezione del tempo e ha avuto dei precursori.
  • Come mai solo Giovanni Paolo II ha sentito l'esigenza di chiedere perdono per gli errori della Chiesa? Intanto lui non ha chiesto scusa per gli errori commessi dalla Chiesa. La Chiesa è il corpo è il Corpo di Cristo, e Cristo non può peccare. Quindi, teologicamente parlando, non si può dire "la Chiesa ha commesso degli errori". Inoltre quando uno pecca, si allontana dalla comunità e dalla Chiesa; infatti la confessione serve anche a riaccogliere la persona all'interno della Chiesa. Interessante notare, inoltre, come si accusi oggi di errori commessi secoli e secoli fa: evidente implicita ammissione della continuità dalla Chiesa. Infatti nessuno si sognerebbe di accusare l'attuale sindaco di una città per gli errori commessi dal sindaco di trent'anni prima, perché non ha niente a che fare. Tornando alle scuse, Giovanni Paolo II ha fatto questo gesto profetico di dire "noi che componiamo la Chiesa adesso intercediamo e chiediamo perdono per gli sbagli che possono essere stati fatti da chi ci ha preceduto". Ribadendo che questo va fatto dopo un accurato esame storico, e quindi non in generale e per tutto come invece è stata intesa da chi di Chiesa ne capisce poco. Infatti, fra l'altro, è stata la stampa a dire: "il Papa ha chiesto scusa per il caso Galileo", in realtà lui non tirato in ballo nessun caso.
  • Se la Chiesa pretendeva le prove dell'eliocentrismo, che prove portava a suffragio del geocentrismo? Intanto era sostenuto dal senso comune, perché oggi abbiamo mille mila mezzi tecnologici e siamo andati addirittura nello spazio. A quel tempo l'unico dato certo era quello che si vedeva a occhio nudo. O ad esempio questo semplice ragionamento: "se siamo su di una sfera, e questa gira, come mai non cadiamo? O veniamo lanciati di qua e di là?"; per la risposta (che per noi è ovvia) bisognerà aspettare Newton e la legge sulla gravità. È molto difficile non dare per scontate conoscenze oggi comuni, ma bisogna farlo perché altrimenti non si "vede" bene il fatto. Comunque bisogna vedere il contesto culturale dell'epoca, e di questo ne abbiamo già parlato al punto 6 ad esempio. Ma dall'articolo si evincono anche altre cose.
PER APPROFONDIRE
- Discorso di Giovanni Paolo II ai partecipanti alla sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze (questo merito davvero una lettura attenta)
- http://apologetica.altervista.org/caso_galilei.htm