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mercoledì 27 ottobre 2010

Il testamento di Tito e i 10 comandamenti

Riascoltavo in questi giorni "Il testamento di Tito" di Fabrizio De André.
Volendo capire cosa ne pensavano gli altri ho provato a cercarla in internet e ho letto molte opinioni a riguardo. Ho trovato delle grandi differenze di interpretazione e una gran confusione sul vero significato che De André intendeva. Inoltre molte non mi sono piaciute, perché si rifacevano al significato dei comandamenti dato dalla canzone oppure ne davano una loro personale interpretazione. Come se il vero significato fosse quello attribuitogli da De André -.- (lo ammetto molte opinioni "strane" sono su yahoo answers). Allora mi son detto, spetta che forse è meglio se ci scrivo due righe. Ormai non si può dare per scontata nemmeno la conoscenza dei dieci comandamenti..
Non mi permetto di dare una mia opinione alla canzone, che tutto sommato mi piace, vorrei solo dare l'ennesimo strumento per capirli meglio sti dieci comandamenti. Anche alla luce della canzone e della spiegazione che ho linkato.

Canzone: video e testo.
Una delle spiegazioni che mi è sembrata più aderente: http://deandre.forumfree.it/?t=26564972


Ecco i dieci comandamenti:
  1. Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio fuori di me
  2. Non nominare il nome di Dio invano
  3. Ricordati di santificare le feste
  4. Onora tuo padre e tua madre
  5. Non uccidere
  6. Non commettere atti impuri
  7. Non rubare
  8. Non dire falsa testimonianza
  9. Non desiderare la donna d'altri
  10. Non desiderare la roba d'altri


Partiamo da.. il primo? No, da una premessa!
Un giovane rivolse a Gesù questa domanda: "Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?" Gesù gli rispose: "Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti", aggiungendo subito dopo: "Vieni e seguimi". (Mt 19, 16-21)
La sequela di Gesù implica l'osservanza dei comandamenti. La legge antica non è abolita, ma l'uomo è invitato a ritrovarla nella persona del Divino maestro, che realizza perfettamente in se stesso, ne rivela il pieno significato e ne attesta la perennità.
Gesù interpreta la Legge alle luce del duplice e unico Comandamento della carità, pienezza della legge: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei Comandamenti. E il secondo è simile al primo: "Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti".

Ora possiamo partire dal.. si, avete indovinato: dal numero uno!
Io sono il Signore Dio tuo.. Implica per il fedele di custodire e attuare le tre virtù teologali e di evitare i peccati che vi si oppongono. La fede crede in Dio e respinge ciò che le è contrario, come ad esempio, il dubbio volontario, l'incredulità, l'eresia, l'apostasia, lo scisma. La speranza attende fiduciosamente la beata visione di Dio e il suo aiuto, evitando la disperazione e la presunzione. La carità ama Dio al di sopra di tutto: vanno dunque respinte l'indifferenza, l'ingratitudine, la tiepidezza, l'accidia o indolenza spirituale, e l'odio di Dio, che nasce dall'orgoglio.
...non avrai altro Dio fuori di me. Questo Comandamento proibisce:
  • il politeismo e l'idolatria che divinizza una creatura, il potere, il denaro, perfino il demonio;
  • la superstizione, che è una deviazione del culto dovuto al vero Dio e che si esprime anche nelle varie forme di divinazione, magia, stregoneria e spiritismo;
  • l'irreligione, che si esprime nel tentare Dio con parole o atti; nel sacrilegio, che profana persone o cose sacre soprattutto l'Eucaristia; nella simonia, che è la volontà di acquistare o vendere le realtà spirituali;
  • l'ateismo, che respinge l'esistenza di Dio, fondandosi spesso su una falsa concezione dell'autonomia umana;
  • l'agnosticismo, per cui nulla si può sapere su Dio, e che comprende l'indifferentismo e l'ateismo pratico.
Questo primo comandamento sta alla base del fanatismo religioso, che porta i fedeli a vedere una persona di un altra religione come un peccatore, se non addirittura come nemico.
Nel caso dell'islam si.
Per Tito invece non è importante il culto religioso, ma le azioni degli individui.
Le azioni individuali sono condizionate dal culto religioso.. quindi! Inoltre c'è di mezzo la salvezza dell'anima e la felicità dell'uomo.

2) Non nominare il nome di Dio invano
Il Nome santo di Dio si rispetta invocandolo, benedicendolo, lodandolo e glorificandolo. Vanno dunque evitati l'abuso di appellarsi al Nome di Dio per giustificare un crimine e ogni uso sconveniente del suo Nome, come la bestemmia, che per sua natura è un peccato grave; le imprecazioni e l'infedeltà alle promesse fatte nel Nome di Dio.
Qui Tito descrive come invocando Dio nel momento di maggiore necessità, Dio risulti sempre assente, o "troppo lontano" o "troppo occupato".
È sempre colpa di Dio per le disgrazie umane, e non è mai grazie a Lui se ci accadono cose belle. Urge cambiare mentalità! Iniziamo con la preghiera, ma attenzione: la preghiera non è "ti prego Dio affinché mi fai ottenere un aumento di stipendio" ma, per esempio, "ti prego Dio affinché io riesca ad essere un buon lavoratore, offrendo a te la fatica e il sacrificio".

3) Ricordati di santificare le feste
Perché la domenica e non il sabato come era per gli ebrei? Perché la domenica è il giorno della Risurrezione di Cristo. Come «primo giorno della settimana» (Mc 16,2), essa richiama la prima creazione; come «ottavo giorno», che segue il sabato, significa la nuova creazione inaugurata con la Risurrezione di Cristo. E diventata così, per i cristiani, il primo di tutti i giorni e di tutte le feste: il giorno del Signore, nel quale egli, con la sua Pasqua, porta a compimento la verità spirituale del sabato ebraico ed annuncia il riposo eterno dell'uomo in Dio. E come la si santifica? I cristiani santificano la domenica e le altre feste di precetto partecipando all'Eucaristia del Signore, e astenendosi anche da quelle attività che impediscono di rendere culto a Dio e turbano la letizia propria del giorno del Signore o la necessaria distensione della mente e del corpo. Sono consentite le attività legate a necessità familiari o a servizi di grande utilità sociale, purché non creino abitudini pregiudizievoli alla santificazione della domenica, alla vita di famiglia e alla salute.

4) Onora tuo padre e tua madre
Esso comanda di onorare e rispettare i nostri genitori e coloro che Dio, per il nostro bene, ha rivestito della sua autorità. Nel piano di Dio un uomo e una donna uniti in matrimonio formano insieme ai loro figli una famiglia. Dio ha istituito la famiglia e l'ha dotata della sua costituzione fondamentale. Il matrimonio e la famiglia sono ordinati al bene degli sposi, e alla procreazione e all'educazione dei figli. Tra i membri di una stessa famiglia si stabiliscono relazioni personali e responsabilità primarie. In Cristo la famiglia diventa Chiesa domestica, perché è comunità di fede, di speranza e di amore.
La famiglia è la cellula originaria della società umana e precede qualsiasi riconoscimento da parte della pubblica autorità. I principi e i valori familiari costituiscono il fondamento della vita sociale. La vita di famiglia è un'iniziazione alla vita della società.
Verso i genitori, i figli devono rispetto (pietà filiale), riconoscenza, docilità e obbedienza, contribuendo così, anche con le buone relazioni tra fratelli e sorelle, alla crescita dell'armonia e della santità di tutta la vita familiare. Qualora i genitori si trovassero in situazioni di indigenza, di malattia, di solitudine o di vecchiaia, i figli adulti debbono loro aiuto morale e materiale.
D'altro canto i genitori sono per i figli i primi responsabili dell'educazione e i primi annunciatori della fede. Essi hanno il dovere di amare e di rispettare i figli come persone e come figli di Dio, e di provvedere, per quanto possibile, ai loro bisogni materiali e spirituali, scegliendo per loro una scuola adeguata e aiutandoli con prudenti consigli nella scelta della professione e dello stato di vita. In particolare hanno la missione di educarli alla fede cristiana.
Qui Tito narra della sua esperienza familiare. Pensate un attimo ad un padre che picchia un bambino solo perché piangeva per fame, lo si può onorare? E giusto onorarlo solo per il legame di sangue?
Però lo si può perdonare! Rientriamo nella logica del perdono, che sembriamo aver dimenticato! Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. (Mt 5,6)

5) Non uccidere
La vita va rispettata perché è sacra. Fin dal suo inizio essa comporta l'azione creatrice di Dio e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine. A nessuno è lecito distruggere direttamente un essere umano innocente, essendo ciò gravemente contrario alla dignità della persona e alla santità del Creatore. «Non far morire l'innocente e il giusto» (Es 23,7).
Uccidere è sempre peccato. Ma non è considerato peccato in caso di legittima difesa: Gesù e la Chiesa non mi obbligano a rinunciare alla vita, ma mi invitano a donarla. Non sono dunque obbligato a non difendere il valore supremo della vita, pur essendo libero di imitare il figlio di Dio nel dono volontario d'amore fino al dono della vita.
Se un aggressore mi attacca, 1) la reazione deve essere graduale (nel limite del possibile, dato che le circostanze possono richiedere decisioni anche rapidissime: in coscienza devo prendere la decisione con il minor danno e la maggior efficacia possibile), devo cioè provare tutti i modi che i tempi (strettissimi!) e la situazione (complicata!) permettono (dialogo, intimidazione, disarmo, immobilizzazione) prima di passare alla violenza, che è la soluzione estrema, se la difesa è obbligata a crescere fino alla morte dell'aggressore che non intendeva desistere in nessun modo dal proposito di uccidermi; 2) la reazione poi - si dice - deve essere proporzionata all'azione, non sproporzionata (ad es., non posso reagire sparando se l'altro mi minaccia a pungi!).
Posso tuttavia in piena libertà decidere di amare fino al perdono e a decidere di non reagire per difesa personale.
Non è suicidio, ma martirio (il suicidio è una azione diretta, mia, con la quale decido di togliermi la vita): vengo infatti ucciso per mano d'altri e contro la mia volontà (non avrei nessuna intenzione o desiderio di morire), ma desidero non rispondere con la violenza e l'omicidio, ma con una offerta d'amore anche a chi - sordo all'amore - mi violenta e mi uccide.
B. Con gli stessi criteri sono invece obbligato a difendere gli indifesi e gli innocenti da aggressori omicidi, fino a usare l'estrema soluzione dell'omicidio se non intendono fermarsi dalla violenza e dall'omicidio!
Un conto è donare la vita mia, un conto è permettere che, a indifesi e inermi innocenti, venga strappata senza nessuna libertà di dono, il dono prezioso della vita.
Invito ad un approfondimento sull'argomento legato ad altre tematiche della vita (guerra, aborto, eutanasia, salute..): http://www.mediafire.com/?9bnbnm886t84r5n

6) Non commettere atti impuri Dio ha creato l'uomo maschio e femmina, con uguale dignità personale, e ha iscritto in lui la vocazione dell'amore e della comunione. Spetta a ciascuno accettare la propria identità sessuale, riconoscendone l'importanza per tutta la persona, la specificità e la complementarità.
La castità è la positiva integrazione della sessualità nella persona. La sessualità diventa veramente umana quando è integrata in modo giusto nella relazione da persona a persona. La castità è una virtù morale, un dono di Dio, una grazia, un frutto dello Spirito. Essa comporta l'acquisizione del dominio di sé, come espressione di libertà umana finalizzata al dono di sé. È necessaria, a tal fine, un'integrale e permanente educazione, che si attua in tappe di crescita graduale. Sono numerosi gli aiuti a nostra disposizione: la grazia di Dio, l'aiuto dei sacramenti, la preghiera, la conoscenza di sé, la pratica di un'ascesi adatta alle varie situazioni, l'esercizio delle virtù morali, in particolare della virtù della temperanza, che mira a far guidare le passioni dalla ragione.
Benché nel testo biblico del Decalogo si legga «non commettere adulterio» (Es 20,14), la Tradizione della Chiesa segue complessivamente gli insegnamenti morali dell'Antico e del Nuovo Testamento, e considera il sesto Comandamento come inglobante tutti i peccati contro la castità.
La religione molto più lagata alle leggi "DIVINE" che alla realtà umana consiglia di non disperdere mai il seme, ma di creare sempre una vita anche se questa poi verrà vissuta in totale dolore. Tito invece preferisce "confondere il piacere e l'amore, ma di non creare dolore".
Praticamente la stessa questione che con i preservativi: la Chiesa educa alla famiglia invece di incentivare gli uomini a trasformarsi in conigli. Vabbé, un'immagine bruttina però di certo c'è che l'egoismo dell'uomo non finisce mai. E poi chi l'ha detto che la felicità equivale a soddisfare ogni nostro desiderio?

7) Non rubare
Esso enuncia la destinazione e la distribuzione universale e la proprietà privata dei beni e il rispetto delle persone, dei loro beni e dell'integrità della creazione. La Chiesa trova fondata in questo Comandamento anche la sua dottrina sociale, che comprende il retto agire nell'attività economica e nella vita sociale e politica, il diritto e il dovere del lavoro umano, la giustizia e la solidarietà tra le nazioni, l'amore per i poveri.
Il settimo Comandamento prescrive il rispetto dei beni altrui, attraverso la pratica della giustizia e della carità, della temperanza e della solidarietà. In particolare, esige il rispetto delle promesse fatte e dei contratti stipulati; la riparazione dell'ingiustizia commessa e la restituzione del maltolto; il rispetto dell'integrità della creazione mediante l'uso prudente e moderato delle risorse minerali, vegetali e animali che sono nell'universo, con speciale attenzione verso le specie minacciate di estinzione.
Il settimo Comandamento proibisce anzitutto il furto, che è l'usurpazione del bene altrui contro la ragionevole volontà del proprietario. Ciò si verifica anche nel pagare salari ingiusti; nello speculare sul valore dei beni per trarre vantaggio a danno di altri; nel contraffare assegni o fatture. Proibisce inoltre di commettere frodi fiscali o commerciali, di arrecare volontariamente un danno alle proprietà private o pubbliche, Proibisce anche l'usura, la corruzione, l'abuso privato di beni sociali, i lavori colpevolmente male eseguiti, lo sperpero.

8) Non dire falsa testimonianza
Ogni persona è chiamata alla sincerità e alla veracità nell'agire e nel parlare. Ognuno ha il dovere di cercare la verità e di aderirvi, ordinando tutta la propria vita secondo le esigenze della verità. In Gesù Cristo la verità di Dio si è manifestata interamente: egli è la Verità. Chi segue lui vive nello Spirito di verità, e rifugge la doppiezza, la simulazione e l'ipocrisia.
Il cristiano deve testimoniare la verità evangelica in tutti i campi della sua attività pubblica e privata, anche, se necessario, col sacrificio della propria vita. Il martirio è la suprema testimonianza resa alla verità della fede.
L'ottavo Comandamento proibisce:
  • la falsa testimonianza, lo spergiuro, la menzogna, la cui gravità si commisura alla verità che essa deforma, alle circostanze, alle intenzioni del mentitore e ai danni subiti dalle vittime;
  • il giudizio temerario, la maldicenza, la diffamazione, la calunnia che diminuiscono o distruggono la buona reputazione e l'onore, a cui ha diritto ogni persona;
  • la lusinga, l'adulazione o compiacenza, soprattutto se finalizzate a peccati gravi o al conseguimento di vantaggi illeciti.

Una colpa commessa contro la verità comporta la riparazione, se ha procurato un danno ad altri.
L'ottavo Comandamento chiede il rispetto della verità, accompagnato dalla discrezione della carità: nella comunicazione e nell'informazione, che devono valutare il bene personale e comune, la difesa della vita privata, il pericolo di scandalo; nel riserbo dei segreti professionali, che vanno sempre mantenuti tranne in casi eccezionali per gravi e proporzionati motivi. Cosi pure è richiesto il rispetto delle confidenze fatte sotto il sigillo del segreto.
Consiglio infine la lettura di un precedente articolo: La verità è solo una bugia detta a fin di bene?

9) Non desiderare la donna d'altri
Il nono Comandamento richiede di vincere la concupiscenza carnale nei pensieri e nei desideri. La lotta contro tale concupiscenza passa attraverso la purificazione del cuore e la pratica della virtù della temperanza.
Si giunge alla purezza di cuore con la grazia di Dio e lottando contro i desideri disordinati; mediante la virtù e il dono della castità, la limpidezza d'intenzione, la trasparenza dello sguardo esteriore ed interiore, la disciplina dei sentimenti e dell'immaginazione, la preghiera.
nei letti degli altri già caldi d'amore / non ho provato dolore.
Bé questo si commenta da se insomma.

10) Non desiderare la roba d'altri
Questo Comandamento, che completa il precedente, richiede un atteggiamento interiore di rispetto nei confronti della proprietà altrui e proibisce l'avidità, la cupidigia sregolata dei beni degli altri e l'invidia, che consiste nella tristezza provata davanti ai beni altrui e nel desiderio smodato di appropriarsene.
Ai suoi discepoli Gesù chiede di preferire Lui a tutto e a tutti. Il distacco dalle ricchezze - secondo lo spirito della povertà evangelica - e l'abbandono alla provvidenza di Dio, che ci libera dall'apprensione per il domani, preparano alla beatitudine dei «poveri in spirito, perché a loro appartiene già il regno dei cieli» (Mt 5,3).
Sembra ovvio che chi è povero desideri un piatto caldo che è in possesso di un uomo ricco, ma non il viceversa!
Leggendo con occhio la spiegazione sopra ci trovare la risposta ;-)

Ricordo, per concludere, che se Dio ci ha donato questi Comandamenti ci sarà un motivo no? Quindi, prima di spacciarli per quello che non sono o ignorarli, proviamo a viverli: male non fanno no?