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lunedì 27 settembre 2010

Chiesa stanca e in crisi? Ma anche no..

Caro direttore, […] forse mi consideri un po’ disfattista per quello che ti dirò […] Noto che il mio prete (sto frequentando con la mia fidanzata il corso di preparazione al matrimonio) è un po’ stanco, almeno così mi appare […] Insomma sembra in crisi più lui che noi […] E, visto che mi sono deciso a inviare questa e-mail, ti voglio anche dire che mi pare che un po’ tutta la Chiesa scalcia (perdonami il vocabolo) come se non fosse più a suo agio nella società […] Sbaglio?



Ti rispondo come ho già risposto a qualche altro. Scrive C. Tronco: “Quando la campagna è secca, la lumaca si chiude su se stessa e rimane lì; e solo quando viene la pioggia essa mette fuori la testa e incomincia a foraggiare”. I preti – anche se non tutti – sono oggi come le lumache, nelle sterminate campagne di erba secca che sono diventate le loro parrocchie. L’unica pioggia che cade è quella delle devastanti grandinate prodotte dalla odierna società che ha relegato Dio in cantina, e ha cacciato in un angolo dimenticato della coscienza “i valori perenni”, proprio quelli che hanno creato la “societas cristiana” con cattedrali stupende, santi inimitabili, opere di carità incredibili. Oggi, ogni volta che vescovi, parroci, o mass media cattolici fanno sentire la loro voce c’è chi parla di “indebite ingerenze”, chi “minaccia ricatti e ritorsioni brandendo l’otto per mille o il Concordato come cappio al collo di una Chiesa che si vorrebbe reticente o in ostaggio”, scriveva la rivista Rocca circa un anno fa. Ci faccia caso, se la Chiesa interviene a difendere la vita (contro aborto, eutanasia, ecc.) sinistra e radicali urlano che deve tacere, che pensi alle sue cose non a quelle dello Stato! Se sostiene la dignità delle persone, chiunque esse siano (immigrati compresi), è la destra a sentirsi a disagio, se alza la voce a favore della famiglia sono i massoni di tutta Europa a insorgere, se si permette di dire qualcosa su tecnologia e scienza, sono gli scienziati a protestare… Insomma si ha l’impressione che si voglia ripristinare la “Chiesa del silenzio”, di esecrata memoria. Come fa un povero prete a non sentirsi stanco, come fa a non ritirarsi come la lumaca nel suo guscio? Dio è stato cacciato da un pezzo dai gangli sensibili della società. È la volta del prete? Può essere. È vero, “Dio non paga il sabato”, ma viene l’ora che tirerà fuori le cartelle del giudizio. Spera e prega che non rinunci a essere “il Misericordioso”, come fece quella volta… con il diluvio!






Conclusioni:
Condivido sotto certi aspetti questa visione, tutta "occidentale" forse, dei preti stanchi o in un certo senso scoraggiati nella loro missione. E condivido pure quanto dice l'autore della risposta quando parla di "Chiesa del silenzio". Come se si trattasse di un partito politico, usandola solo quando fa comodo per apparire più pii ai propri elettori. Certamente vi è invece una parte (secondo me consistente) del clero che opera instancabilmente per portare il Vangelo a tutti. Ed è forse da questa parte attiva che percepiamo la "crisi/stanchezza" della Chiesa. Paradosso? Il problema sta tutto nella comunicazione: quando, ad esempio, il Papa vuole comunicare, il suo messaggio arriverà alla stragrande maggioranza attraverso canali deviati. Nel senso che ognuno (giornali, trasmissioni tv, telegiornali ...) riporterà la notizia come gli fa comodo. Sono pochi, anche fra i sacerdoti, coloro che vanno ad informarsi meglio e capita sovente che si trovino in difficoltà quando i fedeli chiedono delucidazioni su quanto detto dalla Chiesa. A questo punto devono dare per scontato che quanto dice il fedele di turno sia vero, guai dirgli che dovrebbe andare ad approfondire meglio la questione prima di attaccare inutilmente la Chiesa in toto nella persona del sacerdote di turno. Inoltre la Chiesa non può non essere condizionata dal tempo in cui opera, essendo formata da uomini e donne che vivono nel mondo. E vivono di quello che il mondo offre attraverso tv, giornali, persone, cultura, modelli di vita ecc. Rischierò di essere additato come il solito cristiano disfattista del malaugurio ma è sotto gli occhi di tutti che questa nostra società non sta funzionando molto bene e le cose non fanno che peggiorare perché non si vuole ammettere che la direzione intrapresa è sbagliata. Vi cito un pezzo di un bellissimo articolo, tratto dall'Osservatore Romano, sulla Caritas in Veritate:
Pretendiamo la giustizia, ma non coltiviamo la carità, senza la quale non c'è nemmeno giustizia; ci preoccupiamo perché d'estate vengono abbandonati i cani e non ci curiamo delle vite impedite con l'aborto; pretendiamo di sviluppare solidarietà nel lavoro, ma distruggiamo la famiglia che è vera scuola di solidarietà e la contrapponiamo al lavoro anziché integrarla con esso; ci affidiamo alla tecnica per risolvere i problemi ambientali quando sappiamo che sono dovuti proprio all'assolutismo della tecnica; gonfiamo costosi apparati per gli aiuti internazionali e il 90 per cento del loro budget è impiegato per le spese correnti di mantenimento della struttura; vogliamo educare i giovani all'assunzione di responsabilità e mettiamo in mano delle ragazzine di 16 anni la pillola abortiva; cadiamo ancora di frequente nella trappola del Nord cattivo e del Sud buono; diffondiamo nelle scuole la cultura del determinismo evolutivo per il quale saremmo tutti figli della necessità e del caso e poi pretendiamo che i giovani vedano nella natura una vocazione da rispettare; parliamo di integrazione tra le culture poi, però, non sappiamo fare un passo oltre il già fallito multiculturalismo; critichiamo la tecnica ma poi possediamo un telefonino e mezzo ad abitante; riteniamo che la lotta all'aids si faccia con i preservativi, consideriamo la prostituzione un fatto di ordine pubblico da disciplinare in modo adeguato magari in quartieri appositi. A ogni problema interiore ricorriamo all'esperto quando un tempo bastava il confessore. C'è qualcosa che non va. C'è molto che non va. C'è un ordine delle cose da rimettere a posto, una conversione di prospettiva da attuare. (articolo intero)
Ma ovviamente il Papa è "antiquato" quando dice queste cose.. Allora non è la Chiesa ad essere in crisi, ma lo sono le tante persone che stanno perdendo o hanno perso la capacità di vedere e ascoltare con il cuore.


Concludo dicendo che la Chiesa siamo noi, non aspettiamo la pensione per "fare qualcosa di buono". Iniziamo adesso! Subito! La Bibbia insegna che la salvezza non è il traguardo finale, ma va vissuto giorno dopo giorno e momento dopo momento.
Don Bosco diceva che la ricetta della santità era: stare sempre allegri, fare bene il proprio dovere e fare del bene agli altri. Cerchiamo di vivere almeno queste tre cose e abbiate fede che le cose cambieranno (se non altro saremo più felici noi!).


Qualche link per approfondire il tema:
Una Chiesa in crisi? - Leggi l'articolo.
Discorso ai giornalisti cattolici del 7 ottobre 2010 - Leggi la sintesi o il discorso intero.