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venerdì 2 ottobre 2009

I Testimoni di Geova e le trasfusioni

Il rifiuto dei Testimoni di Geova alle trasfusioni di sangue è  uno dei loro precetti più discussi e pericolosi (a volte mortale).

Secondo me qui cadiamo nello stesso "errore", che fece la Chiesa valutando le tesi di Galilei eretiche in base al significato strettamente letterale dato alle Sacre Scritture (ma questo argomento lo approfondiremo più avanti non temete), ma in questo caso il significato viene estirpato ed adattato.

Dobbiamo per forza partire dal presupposto che Dio vuole salvare la nostra vita, non togliercela: "La gloria di Dio è l'uomo vivente!" (S. Ireneo). Se Dio ha creato l'uomo, non può volerlo morto perché "Dio ama la vita", grida accorato papa Ratzinger. Quando dalla Sua Divina fantasia uscì la vita, e specificatamente quella umana, il Creatore esclamò entusiasta: "Ecco, è una cosa molto buona", la migliore cosa fatta. Per gli altri "pezzi" della creazione il libro sacro dice: "Dio vide che era cosa buona". Il superlativo lo usa solo per l'uomo. Non sarebbe un controsenso allora se Dio ci impedisse di curarci?

La prima presunta proibizione si trova in Genesi 9:3-6 :

«Ogni animale che si muove ed è in vita vi serva di cibo. Come nel caso della verde vegetazione vi do in effetti tutto questo. Solo non dovete mangiare la carne con la sua anima, il suo sangue. E, oltre a ciò, richiederò il sangue delle vostre anime. Lo richiederò dalla mano di ogni creatura vivente; e dalla mano dell'uomo, dalla mano di ciascuno che gli è fratello, richiederò l'anima dell'uomo. Chiunque sparge il sangue dell'uomo, il suo proprio sangue sarà sparso dall'uomo, poiché a immagine di Dio egli ha fatto l'uomo».

È chiaro che in queste parole il sangue, sia umano che animale, è menzionato in relazione all'uccisione, alla soppressione di una vita. Siccome la vita appartiene a Dio, Egli vieta all'uomo di cibarsi del sangue (definito in questo passo come l'anima) reclamando quindi ogni esclusiva diciamo. Anche in altri passi della Bibbia si parla del sangue, ma sempre in relazione ad animali uccisi. Fondamentalmente quindi Dio proibì il sangue come alimento per incutere, visibilmente, tramite un simbolo concreto, il rispetto per la sacralità della vita: uccidere gli animali era una concessione, non un diritto.

Dobbiamo ritenere questo divieto valido anche in caso di pericolo per la nostra vita? Non c'è nessun passo biblico in cui si affermi che si debba morire di fame piuttosto che mangiare il sangue; e, in effetti, un simile comportamento sarebbe incoerente: significherebbe, infatti, mostrare maggiore rispetto per un simbolo (il sangue) che per la realtà da esso simboleggiata (la vita). Per illustrare il punto, sarebbe come avere per l'anello nuziale, simbolo del matrimonio, un rispetto tale da preferirlo al matrimonio stesso, e quindi, messi di fronte all'alternativa tra il sacrificare la propria moglie o la vera nuziale, si scegliesse a favore di quest'ultima.

Inoltre il sangue viene considerato tessuto, quindi fare una trasfusione è come fare una donazione di organi e i TdG consentono il trapianto. Per non parlare della carne! Contiene sangue, eppure mi pare non manchi nelle loro tavole.

Per concludere, questa loro regola non ha alcun fondamento e spero vivamente si rendano conto che così continueranno a lasciar morire persone che, convinte di questo precetto, non si lasceranno curare adeguatamente.


Fonti usate:
Bollettino Salesiano
http://www.infotdgeova.it/